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Nel 1978 una ragazza di diciannove anni arriva prima in classifica in Inghilterra con una canzone cantata in falsetto sul fantasma di un romanzo dell'Ottocento. È la prima volta che una donna ci riesce con un brano scritto da lei. Da quel momento Kate Bush non ha più chiesto il permesso a nessuno.
Ha imposto i propri singoli contro il parere dell'etichetta, ha imparato a produrre da sola per non dover spiegare le proprie idee a nessuno, si è costruita uno studio in casa. Ha portato la danza e il teatro dentro il pop, ha scritto canzoni su un parto complicato, su un padre arrestato, su un ragazzo rimandato a casa dentro una bara dopo un'esercitazione militare. E poi, ogni volta che voleva, spariva: dodici anni fra un disco e l'altro, senza dare spiegazioni.
Undici canzoni per attraversare la sua carriera, un album alla volta: le più celebri e quelle che conoscono in pochi. Dal falsetto dell'esordio alla voce bassa e calda di «50 Words for Snow», passando per «Hounds of Love», il disco che nel 2022 — grazie a una serie tv — l'ha riportata al primo posto in classifica trentasette anni dopo.
Una ragazza di diciannove anni entra in classifica con una canzone cantata in falsetto, dal punto di vista del fantasma di Catherine Earnshaw che batte alla finestra di Heathcliff. Il romanzo è «Cime tempestose» di Emily Brontë, che Kate Bush aveva letto da ragazzina.
L'etichetta voleva pubblicare un altro brano, più rassicurante; lei si impuntò e la spuntò. Fu il primo numero uno nel Regno Unito scritto e interpretato da una donna — e nessuno aveva mai sentito niente di simile alla radio.
Questa canzone la scrisse a tredici anni, seduta al pianoforte di casa, e la incise a sedici: un ritratto d'amore per un uomo che conserva qualcosa di bambino, cantato con una maturità che spiazza.
Fu David Gilmour dei Pink Floyd, arrivato a lei tramite un amico comune, a pagarle di tasca sua le prime sessioni in studio e a farla ascoltare all'EMI. Senza quel gesto, probabilmente non sapremmo nemmeno chi è.
Una moglie sospettosa scrive lettere anonime al marito fingendosi una sconosciuta seducente, per metterlo alla prova. Lui abbocca — e si innamora della versione giovane della donna che ha già sposato.
Kate Bush aveva ventun anni e raccontava il matrimonio con la crudeltà di una favola. Il video, con la trasformazione da moglie in nero a guerriera scintillante, è uno dei più imitati della sua carriera.
Un valzer gentile, cantato con accento irlandese, sul corpo di un ragazzo rimandato a casa dentro una bara. È la madre a parlare: «avrebbe potuto fare il pittore, avrebbe potuto studiare» — ma non aveva altra scelta che l'esercito.
Nel 1991, durante la guerra del Golfo, la BBC la mise nella lista dei brani da non trasmettere. Una canzone contro la guerra che non alza mai la voce, e proprio per questo fa male.
Uscì come singolo nel 1981, quindici mesi prima dell'album. Qui comincia la Kate Bush che si mette al posto di comando: «The Dreaming» (1982) è il primo disco che produce interamente da sola, e il pubblico dell'epoca lo trovò incomprensibile. Percussioni martellanti, voci deformate, nessuna concessione.
Il tema è il desiderio di sapere e la pigrizia che lo tradisce: «voglio la conoscenza subito, ma non voglio muovermi». Fu il suo disco meno venduto, ed è oggi considerato il suo esperimento più coraggioso.
Dopo il flop commerciale del disco precedente, si costruisce uno studio in casa e torna con il suo capolavoro. L'idea di questa canzone è semplice e enorme: se un uomo e una donna potessero scambiarsi di posto, si capirebbero e smetterebbero di ferirsi.
Il titolo originale era «A Deal with God», ma l'etichetta temeva che con la parola «Dio» nessuna radio l'avrebbe trasmessa. Nel 2022, dopo essere comparsa in «Stranger Things», è arrivata prima nel Regno Unito per la prima volta: nessun brano aveva mai impiegato tanto tempo — trentasette anni — a raggiungere il numero uno.
La storia vera di Peter Reich, che da bambino aiutava il padre — lo psicanalista Wilhelm Reich — a usare una macchina che avrebbe dovuto far piovere, finché il padre non fu arrestato e morì in carcere. È raccontata con gli occhi del figlio.
Gli archi imitano il ritmo di un treno, e nel video il padre è interpretato da Donald Sutherland, convinto a partecipare da Kate Bush in persona. Una delle canzoni più commoventi mai scritte su un genitore.
Nasce su commissione per un film, per una scena in cui un parto si complica e un uomo aspetta fuori dalla sala, impotente. Kate Bush scrive dal punto di vista di lui: «tutte le cose che avremmo dovuto dire e non abbiamo detto».
Voce e pianoforte, quasi nient'altro. È diventata la canzone che si mette quando le parole non bastano — usata in decine di film e serie, e ripresa da Maxwell in una versione soul altrettanto celebre.
Gli anni a cavallo di questo disco furono i più duri della sua vita: perse la madre, il chitarrista di sempre Alan Murphy, l'ingegnere del suono John Barrett, il regista Michael Powell. «Moments of Pleasure» li chiama tutti per nome, uno alla volta.
Un'orchestra, un pianoforte e un elenco di persone che non ci sono più: «solo attimi di piacere, in mezzo a tutto il dolore». Poi Kate Bush sparì per dodici anni.
Dopo dodici anni di silenzio — passati a crescere il figlio, lontanissima dalle scene — torna con questa canzone su Elvis Presley e sul prezzo della celebrità: la villa, gli oggetti conservati, la voce che chiede se sia ancora vivo lassù.
Il vento è il vero protagonista del brano, e attraversa tutto «Aerial»: un disco doppio in cui una facciata intera racconta una giornata d'estate, dal canto degli uccelli all'alba del giorno dopo.
Un fiocco di neve cade e cerca la persona che lo raccoglierà. A cantarne la voce è Albert McIntosh, il figlio di Kate Bush, che all'epoca aveva tredici anni: lei gli risponde al pianoforte, con pochissime note.
Dieci minuti che sembrano quattro, in un disco fatto di sole sette canzoni lunghissime, tutte ambientate nella neve. Trentatré anni dopo il falsetto di «Wuthering Heights», la voce è bassa e calda — e non ha più bisogno di dimostrare niente.
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