Stai per creare il PDF. Nella finestra di stampa scegli “Salva come PDF”. Scegli prima il formato:
Tra il 2006 e il 2012 Brooklyn è la capitale di una nuova ondata: l'art-pop sperimentale. Gruppi che mescolano indie, elettronica, ritmi africani, armonie vocali e psichedelia, trasformando la musica «strana» in qualcosa che riempie i festival.
Al centro ci sono i Dirty Projectors di Dave Longstreth — i più audaci e cerebrali — e attorno a loro un'intera galassia: Grizzly Bear, Animal Collective, TV on the Radio, Vampire Weekend, Yeasayer, St. Vincent, The Antlers. (Qualcuno, come i tUnE-yArDs, suonava altrove, ma faceva parte della stessa onda.)
Dieci brani per attraversare quella scena, partendo dai Dirty Projectors e seguendo i fili che li legano ai compagni di viaggio. L'anno d'oro è il 2009 — ma l'incantesimo dura un'intera stagione.
Brooklyn, 2009: con «Bitte Orca» i Dirty Projectors di Dave Longstreth diventano il gruppo più audace di una scena intera. «Stillness Is the Move» è il loro manifesto: chitarre intrecciate alla maniera dell'Africa occidentale e un acrobatico assolo vocale di Amber Coffman.
Pop d'avanguardia, eppure irresistibile — tanto che Solange ne farà una cover. Il punto di partenza perfetto per esplorare la galassia che ruota loro intorno.
Quattro ragazzi conosciuti alla Columbia University di New York: i Vampire Weekend portano nell'indie le chitarre saltellanti dell'afropop e una leggerezza colta e ironica. «A-Punk» (2008) dura due minuti e non sta fermo un secondo.
Furono accusati di essere troppo «da bravi studenti», ma quella freschezza conquistò il mondo. La faccia più solare e pop della nuova Brooklyn.
Da Brooklyn, i TV on the Radio mescolano post-punk, soul, elettronica e cori febbrili. «Wolf Like Me» (2006) è una cavalcata urgente e sudata, una delle scintille che accendono l'intera scena.
Più ruvidi e fisici dei loro colleghi, sono i padri rumorosi del movimento: la prova che l'art-rock di Brooklyn sapeva anche graffiare.
Sempre da Brooklyn, i Grizzly Bear sono i maestri dell'armonia: voci che si rincorrono, arrangiamenti da camera, una bellezza sospesa. «Two Weeks», da «Veckatimest» (2009), è il loro brano più amato, con quel pianoforte che pulsa come un battito.
Il 2009 è l'anno d'oro: insieme a Dirty Projectors e Animal Collective, i Grizzly Bear portano l'indie sperimentale al suo apice di pubblico e critica.
Nati a Baltimora e poi adottati da Brooklyn, gli Animal Collective trasformano la psichedelia in qualcosa di nuovo: loop, sintetizzatori e cori da spiaggia. «My Girls» (2009) è il loro inno, una preghiera lo-fi sulla felicità delle cose semplici.
Da «Merriweather Post Pavilion», l'altro disco-simbolo del 2009. La dimostrazione che si poteva essere strani e, allo stesso tempo, commoventi.
Anche gli Yeasayer vengono da Brooklyn, e con «Ambling Alp» (2010) spingono il pop psichedelico verso la pista da ballo: percussioni tribali, synth luccicanti e un ritornello che invita a tenere la testa alta — «stick up for yourself».
Colore, ottimismo e un pizzico di esotismo: il lato più festoso e luminoso della scena.
Merrill Garbus, in arte tUnE-yArDs, è la più anarchica del gruppo: loop di voce costruiti dal vivo, ukulele, percussioni e un'energia incontenibile. «Bizness» (2011) è un collage ritmico che sembra esplodere da tutte le parti.
Anche se ha base a Oakland, condivide coi Dirty Projectors la stessa ossessione: usare la voce come uno strumento da scomporre e rimontare. L'anima più sperimentale dell'onda.
Annie Clark, in arte St. Vincent, porta nell'art-pop la chitarra: assoli taglienti, melodie dolci e testi inquieti sotto una superficie patinata. «Cruel» (2011) è pop perfetto con un'increspatura sinistra.
La voce femminile più affilata della scena, destinata a diventare una delle artiste più importanti del decennio successivo.
Tre anni dopo «Bitte Orca», i Dirty Projectors si fanno più scarni e diretti. «Gun Has No Trigger» (2012), da «Swing Lo Magellan», è quasi soul: voce, cori e batteria, niente di superfluo.
La fase due della band — la prova che il loro genio non era solo virtuosismo, ma anche la capacità di togliere fino all'osso.
Chiude la scena il suo lato più struggente. I The Antlers, da Brooklyn, con «Hospice» (2009) firmano un concept-album doloroso su una relazione e una malattia. «Two» ne è il cuore: voce in falsetto, crescendo, un dolore che diventa bellezza.
Dopo tanta sperimentazione, l'emozione pura. Il modo più commovente per chiudere il cerchio della Brooklyn art-pop.
Hai appena ascoltato un mixtape curato dalla redazione di musicachepensa.it. Adesso tocca a te: componi il tuo e ne nascerà un libretto come questo — stampalo, regalalo, fallo girare. La cultura è il primo gesto di un incontro.